Monumentalher
Qualche giorno fà, era di (sabato) pomeriggio, dopo una settimana massacrante stavo per concedermi un'ora o due di sonno pomeridiano (strameritato n.d.B.). Avevo la tv accesa ed ero meccanicamente intento ad uno zapping stanco. Quando proprio stavo per cedere al sonno Rai2 mi riporta in vita con un evento spettacolare. Una partita secca, alla meglio di due set, fra Bjorn Borg e John McEnroe: eroici protagonisti di una delle sfide più affascinanti del mondo dello sport.
E' capitato spesso che alcune discipline sportive vivessero i loro momenti di maggior lustro grazie ad alcuni duopoli affascinanti. Sfide fra uomini, atleti spesso molto diversi per tecnica, carattere, indole.
Da Coppi-Bartali a Mohammed Alì-Foreman, da Agassi-Sampras a Senna-Prost le sfide fra personaggi carismatici e talentuosi hanno infiammato le platee e diviso le masse.
La partita che ho visto quel sabato mi ha spiegato tante cose. I due arzilli campioni, con un fisico perfetto e la voglia di non sfigurare, si sono attaccati a vicenda con lo stile e la classe che ha sempre contraddistinto lo svedese e la tecnica e l'estro che invece hanno sempre marchiato lo statunitense.
Così: mentre il primo, vestito completamente di nero, deliziava la platea con il suo tipico gioco da fondo campo, instancabile, preciso, soffice, l'altro lo attaccava da rete, da fondo, dai lati, ruggendo, sbraitando contro il mondo, i giudici di linea (famoso il suo "You cannot be serious", riferito alle chiamate "Out") e le palline.
Risate per lo show (istrionico lo statunitense, incredibile spalla lo svedese) miste ad applausi e OOOOOHH di ammirazione hanno accompagnato il match sulla strada di un meritato 7-5; 7-5 per McEnroe.
Quant'è vero: i miti di una volta non vi diventavano per caso.
BriXx





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